Era il 1997 quando i Pitura Freska, celebre gruppo pop veneziano, si distinguevano a Sanremo per un testo tanto insolito quanto curioso. Cantavano infatti di un “Papa nero”, idea che, soltanto undici anni fa, appariva così assurda da essere etichettata come ironica e provocatoria. Eppure oggi, 5 Novembre 2008, dobbiamo constatare come tale canzone fosse tutt’altro che anacronistica.
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L’elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti è infatti una svolta epocale nella storia dell’umanità. Dagli States è arrivata un’incredibile lezione di democrazia, e, soprattutto, la dimostrazione che l’America non è razzista. L'integrazione egli afro-americani negli Usa è pressoché totale e i tempi sono ormai maturi per una simile “rivoluzione". A decretarne il trionfo è stato sicuramente il programma elettorale all’avanguardia. La temerarietà con cui Obama ha affrontato temi spinosi quali la rinnovata politica economica e il ritiro delle truppe Usa dall’Iraq hanno portato ad un consenso planetario, anche da parte di molti conservatori europei. Eccezion fatta, ovviamente, per i soliti noti: l’uscita infelice di Gasparri, secondo il quale l’elezione di Obama faccia la felicità di Al Qaeda, ha suscitato notevole imbarazzo non solo nell’opposizione, ma anche nella maggioranza nostrana. La differenza tra la politica estera di Bush e quella di Obama è, in realtà, su tutt’altro piano. La lotta al terrorismo rimarrà al centro dell’attenzione degli Stati Uniti, a cambiare sarà la risoluzione dei casi più spinosi. Se Bush ragiona con le armi, Obama si fregia della diplomazia. Il neo-Presidente ha promesso (pur ritenendo utile inviare nuove truppe nel tentativo di rafforzare la precaria Repubblica Afgana) il ritiro dell’esercito americano dall’Iraq entro i prossimi 16 mesi e il ridimensionamento del potere mondiale esercitato negli ultimi anni dagli Usa, incentivando il dialogo al fine di riconoscere pari diritti a tutte le nazioni democratiche.
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L’entusiasmo che si respira è dunque giustificato? Di sicuro, se alcuni politici rappresentano a priori una condanna, Obama è quantomeno una speranza. E di questi tempi, non è mica poco..
